Un bacio sotto il vischio. Perché?

Mistletoe_Kiss

Prima o poi a Natale ci si trova in questo momento imbarazzante. Cosa fare?

Ma soprattutto, perché?

La tradizione natalizia del bacio sotto il vischio ha origini molto antiche, la storia infatti, chiama in causa i Druidi celtici. Questo piccolo arbusto era considerato sacro, un dono divino – tesi confermata anche dalle ricerche di Plinio il Vecchio. Era un rimedio contro l’infertilità e una valida cura contro i veleni. Ciò che lo rendeva magico, la sua natura ariosa. La pianta è infatti un emiparassita che non ha radici ma che nasce e prospera su un’altra pianta.

L’origine della particolare attenzione verso il vischio coinvolge una leggenda nordica che ha come protagonista una delle mogli del Dio Odino: Freyja. La dea, protettrice dell’amore, ebbe due figli: Baldur e Loki. Il primo, di animo gentile, era amato da tutti, mentre Loki, geloso e vendicativo, non aspettava altro che liberarsi del fratello – futuro erede al trono. La madre, intuite le intenzioni di Loki, cercò in tutti i modi di salvare Baldur: si rivolse agli animali, alle piante e ai quattro elementi e ne richiese protezione. Tutti giurarono di non attaccare Baldur, ma Freyja si dimenticò del fragile cespuglio di vischio. Scoperta la falla, Loki creò un dardo dalla pianta e con l’inganno colpì e uccise il fratello. Secondo la leggenda, la dea pianse sul corpo di Baldur, e mentre le sue lacrime diventavano come gemme (le bacche) suo figlio riprendeva vita. Da quel momento l’arbusto diventò il simbolo di Freyja e della resurrezione, portatore di fortuna e prosperità. Chiunque si scambiava un bacio sotto il vischio, riceveva protezione dalla dea.

Ma come si collega questa magia celtica al periodo natalizio? La risposta più convincente è quella esposta da Washington Irving nel suo libro The Sketch Book of Geoffrey Crayon  (Il libro degli schizzi) pubblicato nel 1820. Si tratta di una raccolta di saggi e racconti brevi che dipingono, come per un piccolo quadro, situazioni e suggestioni dell’Inghilterra e dell’America di inizio Ottocento. In uno di questi: “Christmas Eve”, Irving descrive la tradizione giovanile di darsi un bacio sotto al vischio, appositamente appeso sopra lo stipite di una porta della cucina.

“The mistletoe is still hung up in farm-houses and kitchens at Christmas, and the young men have the privilege of kissing the girls under it, plucking each time a berry from the bush. When the berries are all plucked the privilege ceases.”

Le ragazze colte sotto l’arbusto, non potevano sottrarsi al bacio. A bacio negato, solo tanta sfortuna in amore. La grande diffusione del libro di Irving portò la tradizione in America. Da quel momento, l’ascesa del vischio moderno.

Una storia incantata che ha vissuto per millenni ma che nella versione pop degli anni 2000 è romanticamente cantata da Justin Bieber.

 

 

Il vischio ha superato anche questa.

Nel dubbio, è meglio non fare come la dea Freyja – che sottovalutando il piccolo arbusto-  ha sofferto la morte del figlio, ma darsi un bacio: porterà solo cose belle.

Seguendo il clima natalizio nella città, l’unconventional love milanese ha fatto una proposta tutta nuova: ovviamente scherzano.

 

Vietato baciarsi

(@drymilano)

 

 

 

 

 

Un bacio che non fa male

aiuti e iardino

 

In Italia ci sono 150 mila persone affette da HIV. I pazienti in cura negli ospedali sono 120 mila, le stime Lila (Lega Italiana per la lotta contro l’Aids) indicano che circa 30 mila persone nel Paese non sanno di essere malate.

Se una persona non è a conoscenza della propria sieropositività e non assume tempestivamente le terapie retro-virali, favorisce il contagio e permette al virus di avanzare e palesarsi in fase avanzata.

Attualmente la maggioranza delle diagnosi è attribuibile a rapporti eterosessuali non protetti – nel 2017 la percentuale maggiore è quella maschile con il 76,2% dei casi.

La disinformazione sul virus dell’immunodeficienza umana è alta. Primo elemento che viene confuso è l’identità stessa del virus (Hiv) che viene equiparato all’Aids – mentre quest’ultima, la sindrome da immunodeficienza acquisita, può essere una conseguenza della contrazione del virus.

Nei giorni scorsi, grazie alla giornata internazionale contro la malattia di sabato 1 dicembre, si è parlato spesso di Aids. Il dato preoccupante è che ancora oggi, tanti sono i pregiudizi riguardo alla convivenza con questa malattia. Si può vivere anche dopo aver contratto il virus. La svolta farmaceutica degli anni 90 ha permesso di fare grandi passi avanti sulle terapie necessarie, ma in tema di contraccezione le lacune sono ancora troppo profonde. Non solo, la paura dettata dalla poca o scorretta informazione riguardo a come sia possibile contrarre la malattia è tutt’ora viva.

Il 2 dicembre 1991, una giovane ragazza sieropositiva voleva dimostrare a tutti che si poteva vivere anche dopo aver contratto la malattia, sfatando leggende oscure sulla necessità di mettere in quarantena le persone affette da immunodeficienza acquisita, chiamata “peste bianca”.

Un simbolo, un gesto che chiarisse definitivamente che sì, sono necessarie precauzioni e attenzioni particolari per quanto riguarda i rapporti sessuali, ma lacrime, sudore e baci di una persona malata non possono contagiare una persona sana.

Così Rosaria Iardino – all’epoca 25enne che aveva contratto il virus a 18 anni, oggi mamma- baciò pubblicamente il professore immunologo Fernando Aiuti, al termine di una conferenza riguardante la trasmissibilità del virus. Il Professore la ritenne l’unica forma di comunicazione efficace per trasmettere la verità e cancellare i pregiudizi. Due anni dopo, durante una trasmissione televisiva, il bacio andò a Maurizio Costanzo.

Un messaggio sincero, immediato e anti-discriminatorio. Un “semplice” bacio che ancora oggi è un grande esempio.

 

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Juncker e Barnier

Il rapporto di amore-odio che lega queste due importanti personalità dello scacchiere europeo, è noto a molti. Jean-Claude Juncker, 63 anni, è un politico e avvocato lussemburghese ma soprattutto, dal 1 novembre 2014 è presidente della Commissione europea. Durante quelle elezioni (a marzo 2014), prevalse proprio su Michel Barnier. Quest’ultimo, francese, con 67 Natali di esperienza, si è sempre dedicato alla politica e dal 2009 è membro della Commissione europea.

Il 17 febbraio 2015 Juncker nominò Barnier come consigliere speciale per la politica europea di sicurezza e di difesa mentre il 27 luglio 2017 lo nominò responsabile dell’esecutivo europeo per il negoziato dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Scegliere proprio un francese per questo incarico non fu letto come una casualità. Gli inglesi espressero chiaramente fin dai primi momenti la loro ostilità verso questa nomina. Barnier infatti era criticato per un eccesso di regolamentazione dei mercati inglesi, e non era il favorito per la sua posizione da commissario. L’ennesima “gatta da pelare” tra inglesi e francesi, vicini di casa che come insegna la storia, sono stati spesso in contrasto.

Barnier accettò la sfida, e con pazienza continuò l’intricata trattativa del divorzio tra Gran Bretagna ed Europa. Nella giornata di ieri, 25 novembre, qualcosa è cambiato: i 27 leader dell’UE hanno trovato l’accordo.

Juncker non ha nascosto la sua tristezza, ma l’ha definito “Il miglior accordo possibile”. Un’evidente dichiarazione di stima verso il lavoro del collega francese, che ha sua volta ha dichiarato: “Ora è giunto il momento che ognuno si assuma le sue responsabilità, resteremo partner, alleati e amici con Londra”.

Un quadretto idilliaco che però ha ancora parecchia strada da fare, nel frattempo  Juncker e Bernier hanno fissato la loro “presunta” pace.

Stretta di mano? No, bacio.

Juncker e Barnier