Un Natale al bacio

cena di natale

Quando una cosa è al bacio, è perfetta. La definizione dell’enciclopedia è: “che non presenti difetti”. Ma quando si parla di qualcosa “al bacio” si pensa a quell’unione mistico-platonica del cacio sui maccheroni. Un tornado di sensi che la scienza non è ancora riuscita ad equiparare e che ti fa sentir bene.

A Natale questo non manca. C’è tutta la famiglia riunita ad un tavolo che riesce a litigare sulla suddivisione dei crostini al salmone, sulla scelta dei posti a sedere, sul numero delle volte in cui ci si è alzati per sparecchiare rispetto al cugino che non si è mai nemmeno degnato di mimare il gesto. C’è una quantità di cibo che ti fa brillare gli occhi ma che poi ti fa sentire in colpa – e già pensi all’iscrizione in palestra di gennaio – , c’è l’apertura del regalo più inutile e meno azzeccato che potessi ricevere. Ci sono le domande inquisitorie del lontano parente che vuole avere il resoconto della tua vita personale, ci sono i maglioni intrecciati spessi quanto un mattone di Dostoevskij, e poi ci sono gli addobbi.

Proprio quelli che settimane prima inizi a vedere con gioia, le lucine vorresti appenderle pure in bagno. Poi ti ricordi degli scatoloni che avevi cercato di ordinare un anno fa, dei fili aggrovigliati, della discussione dello scorso Natale proprio sulla scelta del posizionamento delle pecore nel presepe – che di anno in anno sembrano sempre più piccole – perché quando hai iniziato a posizionarle eri poco più grande di un Babbo Natale da cassettone.

Il tutto accompagnato da un perenne sottofondo aromatico di cotechino.

Questa è la serendipity del Natale. Le premesse sono sempre le stesse, ci si illude di sapere che tanto sarà sempre lo stesso, sempre le stesse persone, sempre lo stesso menù devastante. E invece, in un momento qualsiasi, durante un brindisi in diretta telefonica con lo zio che è in vacanza in Brasile, pensi a chi non lo festeggia, magari guardando la sedia dove un tempo si sedeva la tua nonna e complice un buon livello di glicemia nel sangue, senti la felicità di quell’atmosfera, ti senti fortunato e ami quel Natale al bacio.

 

 

 

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Un bacio sotto il vischio. Perché?

Mistletoe_Kiss

Prima o poi a Natale ci si trova in questo momento imbarazzante. Cosa fare?

Ma soprattutto, perché?

La tradizione natalizia del bacio sotto il vischio ha origini molto antiche, la storia infatti, chiama in causa i Druidi celtici. Questo piccolo arbusto era considerato sacro, un dono divino – tesi confermata anche dalle ricerche di Plinio il Vecchio. Era un rimedio contro l’infertilità e una valida cura contro i veleni. Ciò che lo rendeva magico, la sua natura ariosa. La pianta è infatti un emiparassita che non ha radici ma che nasce e prospera su un’altra pianta.

L’origine della particolare attenzione verso il vischio coinvolge una leggenda nordica che ha come protagonista una delle mogli del Dio Odino: Freyja. La dea, protettrice dell’amore, ebbe due figli: Baldur e Loki. Il primo, di animo gentile, era amato da tutti, mentre Loki, geloso e vendicativo, non aspettava altro che liberarsi del fratello – futuro erede al trono. La madre, intuite le intenzioni di Loki, cercò in tutti i modi di salvare Baldur: si rivolse agli animali, alle piante e ai quattro elementi e ne richiese protezione. Tutti giurarono di non attaccare Baldur, ma Freyja si dimenticò del fragile cespuglio di vischio. Scoperta la falla, Loki creò un dardo dalla pianta e con l’inganno colpì e uccise il fratello. Secondo la leggenda, la dea pianse sul corpo di Baldur, e mentre le sue lacrime diventavano come gemme (le bacche) suo figlio riprendeva vita. Da quel momento l’arbusto diventò il simbolo di Freyja e della resurrezione, portatore di fortuna e prosperità. Chiunque si scambiava un bacio sotto il vischio, riceveva protezione dalla dea.

Ma come si collega questa magia celtica al periodo natalizio? La risposta più convincente è quella esposta da Washington Irving nel suo libro The Sketch Book of Geoffrey Crayon  (Il libro degli schizzi) pubblicato nel 1820. Si tratta di una raccolta di saggi e racconti brevi che dipingono, come per un piccolo quadro, situazioni e suggestioni dell’Inghilterra e dell’America di inizio Ottocento. In uno di questi: “Christmas Eve”, Irving descrive la tradizione giovanile di darsi un bacio sotto al vischio, appositamente appeso sopra lo stipite di una porta della cucina.

“The mistletoe is still hung up in farm-houses and kitchens at Christmas, and the young men have the privilege of kissing the girls under it, plucking each time a berry from the bush. When the berries are all plucked the privilege ceases.”

Le ragazze colte sotto l’arbusto, non potevano sottrarsi al bacio. A bacio negato, solo tanta sfortuna in amore. La grande diffusione del libro di Irving portò la tradizione in America. Da quel momento, l’ascesa del vischio moderno.

Una storia incantata che ha vissuto per millenni ma che nella versione pop degli anni 2000 è romanticamente cantata da Justin Bieber.

 

 

Il vischio ha superato anche questa.

Nel dubbio, è meglio non fare come la dea Freyja – che sottovalutando il piccolo arbusto-  ha sofferto la morte del figlio, ma darsi un bacio: porterà solo cose belle.

Seguendo il clima natalizio nella città, l’unconventional love milanese ha fatto una proposta tutta nuova: ovviamente scherzano.

 

Vietato baciarsi

(@drymilano)

 

 

 

 

 

Baciarsi dentro

bacio moebius

Il bacio indica un apprezzamento, un sentimento. In una storia d’amore, il bacio rappresenta un punto d’inizio, la prima parola di un capitolo nuovo.

Il fatidico contatto è tendenzialmente preceduto da tutta una serie di sorrisi, “occhiatacce”, sguardi teneri o seducenti. Esiste poi una malattia rara, che toglie la possibilità di fare tutti quelle spontanee espressioni che sono l’ABC di ogni relazione.

La sindrome di Moebius è una forma congenita di paralisi oculo-facciale che fin dall’infanzia causa amimia facciale. Impedisce alla persona di sorridere, muovere gli occhi lateralmente e ammiccare. Una paralisi – e talvolta assenza- di nervi che rende le persone inespressive nel volto, crea problemi motori, strabismo, e nel 10% dei casi provoca anche un lieve deficit cognitivo. Pochissime persone ne sono affette, in Italia per esempio, si stima che le persone nate con questa sindrome siano 5-6 l’anno. Tanta l’esclusione sociale vissuta ogni giorno da chi è affetto da Moebius.

In questo caso particolare, quando Alex Barker  incontrò per la prima volta Erin Smith, non si aspettava di vederle spuntare un sorriso sulle labbra. Eppure si conoscevano da quasi due anni. Due anni di chat su Facebook tramite un gruppo creato per unire persone affette da Moebius. Lei del North Carolina, lui inglese. E poi l’incontro. Alex è volato da lei. Il padre di Erin ha ammesso di non aver mai visto sua figlia così felice.

Ancora qualche incontro oltreoceano e poi la grande proposta. Alex e Erin si sono sposati il 10 dicembre a Lexington, North Carolina. Unico problema della loro relazione? Scegliere dove andare a vivere, probabilmente in Gran Bretagna.

Gli invitati erano molto emozionati. Una giornata meravigliosa per gli sposini, ma per loro nemmeno un sorriso. Loro sorridono dentro e si danno un bacio.

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Un bacio astronautico

astronauta

A cosa pensava David Saint- Jacques prima di salire sulla navicella spaziale Soyuz MS-11?

Era il primo viaggio dopo lo spaventoso incidente che l’11 ottobre ha costretto la navicella a tornare sulla terra a causa di un problema tecnico. Ma per l’astronauta canadese è anche la prima missione spaziale. Direttamente dal Quebec, Saint- Jacques ha 48 anni, é sposato e ha tre bambini. E’ ingegnere, medico e astrofisico. Parla inglese e francese, conosce il russo, lo spagnolo e il giapponese. Eppure, prima di partire per una missione spaziale intorno alla terra della durata di sei mesi e mezzo, c’è stato un momento in cui la sua preparazione professionale è passata in secondo piano.

Il momento dei saluti.

Ha guardato i suoi bambini dalla bolla di policarbonato della tuta pressurizzata, voleva essere affettuoso, rassicurarli. Non li ha potuti prendere in braccio, non li ha potuti stringere, ma è comunque riuscito a concentrare tutto il suo amore in un piccolo gesto: ha mandato un bacio.

«Arriverò? Rivedrò i miei bambini a luglio?»

Ora non si può rispondere. Nel frattempo una cosa è certa: la navicella Soyuz è partita il 3 dicembre da Baikonur in Kazakistan, e dopo un viaggio di 6 ore e 30 minuti, è giunta alla stazione spaziale internazionale.

 

 

 

 

Un bacio che non fa male

aiuti e iardino

 

In Italia ci sono 150 mila persone affette da HIV. I pazienti in cura negli ospedali sono 120 mila, le stime Lila (Lega Italiana per la lotta contro l’Aids) indicano che circa 30 mila persone nel Paese non sanno di essere malate.

Se una persona non è a conoscenza della propria sieropositività e non assume tempestivamente le terapie retro-virali, favorisce il contagio e permette al virus di avanzare e palesarsi in fase avanzata.

Attualmente la maggioranza delle diagnosi è attribuibile a rapporti eterosessuali non protetti – nel 2017 la percentuale maggiore è quella maschile con il 76,2% dei casi.

La disinformazione sul virus dell’immunodeficienza umana è alta. Primo elemento che viene confuso è l’identità stessa del virus (Hiv) che viene equiparato all’Aids – mentre quest’ultima, la sindrome da immunodeficienza acquisita, può essere una conseguenza della contrazione del virus.

Nei giorni scorsi, grazie alla giornata internazionale contro la malattia di sabato 1 dicembre, si è parlato spesso di Aids. Il dato preoccupante è che ancora oggi, tanti sono i pregiudizi riguardo alla convivenza con questa malattia. Si può vivere anche dopo aver contratto il virus. La svolta farmaceutica degli anni 90 ha permesso di fare grandi passi avanti sulle terapie necessarie, ma in tema di contraccezione le lacune sono ancora troppo profonde. Non solo, la paura dettata dalla poca o scorretta informazione riguardo a come sia possibile contrarre la malattia è tutt’ora viva.

Il 2 dicembre 1991, una giovane ragazza sieropositiva voleva dimostrare a tutti che si poteva vivere anche dopo aver contratto la malattia, sfatando leggende oscure sulla necessità di mettere in quarantena le persone affette da immunodeficienza acquisita, chiamata “peste bianca”.

Un simbolo, un gesto che chiarisse definitivamente che sì, sono necessarie precauzioni e attenzioni particolari per quanto riguarda i rapporti sessuali, ma lacrime, sudore e baci di una persona malata non possono contagiare una persona sana.

Così Rosaria Iardino – all’epoca 25enne che aveva contratto il virus a 18 anni, oggi mamma- baciò pubblicamente il professore immunologo Fernando Aiuti, al termine di una conferenza riguardante la trasmissibilità del virus. Il Professore la ritenne l’unica forma di comunicazione efficace per trasmettere la verità e cancellare i pregiudizi. Due anni dopo, durante una trasmissione televisiva, il bacio andò a Maurizio Costanzo.

Un messaggio sincero, immediato e anti-discriminatorio. Un “semplice” bacio che ancora oggi è un grande esempio.

 

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Bisous qui te fon voler: volo pagato a baci

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Baci ad altissima quota. La compagnia aerea spagnola Vueling, grata di aver accompagnato più di 20 milioni di innamorati dalla romantica Parigi alla capitale catalana, ha deciso di decollare un’altra volta verso Barcellona. Documenti e carta d’imbarco sono passati in secondo piano, a bordo erano ammessi solo baci. Dopo aver lanciato un concorso sui social in cui era necessario condividere un bacio con l’hasthtag #vuelingAimeParis sono state scelte le 35 coppie che ieri sera sono atterrate sul suolo spagnolo.

Nessuna discriminazione, ogni bacio ammesso.

Strategie di marketing -geniali- a parte, il bacio ribadisce ancora una volta la sua natura comunicativa. Protagonista di emozioni, nel volo carico di parigini si percepiva solo una meravigliosa gioia.

L’AMOUR PEUT FAIRE VOLER UN AVION!”

 

Un bacio illuminato

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Il bacio si intravede appena. Le figure dei due amanti sono totalmente offuscate dalle cascate di luci che li avvolgono.

A Hong Kong è appena cominciato il festival “Symphony of Lights”: per oltre 4 mesi Victoria Harbour, il porto naturale che affaccia sul mar cinese meridionale, ospiterà 18 istallazioni luminose provenienti da tutto il mondo. Nato più di 10 anni fa, il festival è diventato uno dei simboli di Hong Kong. Dai grattacieli fluorescenti ai cubi multicolore: i giochi di ombre e chiari scuri danno vita a una vera e propria sinfonia di colori.

Il protagonista di quest’immagine è il tunnel della luce. Dei due ragazzi non sappiamo il nome, né la provenienza. Riusciamo a immaginare, però, il sentimento che li lega. Questo bacio è il bacio di chi si è cercato per tanto tempo e poi, alla fine, si è trovato. È il bacio che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha desiderato ricevere o dare. Per una causa fortuita o, probabilmente grazie alla bravura del fotografo, i due innamorati sono esattamente al centro dell’immagine: la  luce che li avvolge sembra provenire dal loro abbraccio.

Questo bacio è un bacio che restituisce nitidamente, più di quanto le parole riescono, la potenza di quel sentimento così inflazionato che è l’amore.

Scritto da Laura Iazzetti